venerdì 31 maggio 2013

Sequestro azienda: rifiuti bruciati e non smaltiti

Rifiuti speciali bruciati invece che regolarmente smaltiti. Di questo sono accusati i responsabili di un’azienda, posta sotto sequestro l’altro ieri dalla Polizia locale di Montichiari, intervenuti insieme con gli uomini dell’Arpa di Brescia. «Su indicazione di alcuni cittadini - spiega Cristian Leali, comandante della Polizia locale - che, vedendo una colonna di fumo alzarsi in cielo pensavano a un incendio, martedì siamo intervenuti in un’azienda che ha sede a Carpenedolo, ma che è operativa a Novagli, in via Mantova. Una sorta di officina-deposito, dove si riparano macchine operatrici. Il controllo ci ha consentito di verificare che il materiale di scarto delle manutenzioni (plastica, filtri, dischi abrasivi…, ndr) non veniva smaltito correttamente, ma bruciato nel cortile dell’azienda, dove era stato realizzato una sorta di forno».
«Abbiamo trovato anche un deposito di latte metalliche contenenti olio idraulico - continua Leali -: una cinquantina di involucri che, peraltro, avevano perso dell’olio, che si era sparso sul terreno. Il tutto senza alcuna autorizzazione: per questo l’area è stata sottoposta a sequestro penale e il titolare della ditta indagato per violazioni al Testo unico dell’ambiente. Abbiamo trovato anche 9.000 litri di gasolio: era stato realizzato un distributore a uso privato, senza autorizzazioni. Tutto il materiale è stato sequestrato. Ora siamo in attesa dei carotaggi per verificare l’entità dell’inquinamento».
L’azione preventiva che portiamo avanti, conclude Leali, «non è rivolta solo nei confronti dei reati contro il patrimonio e la sicurezza, ma anche nei confronti dei reati ambientali».
Concetto ribadito dal sindaco Elena Zanola: «Da anni facciamo sì che la Polizia locale si occupi del territorio e degli abusi, non solo nel per quanto riguarda cave e discariche, ma anche delle varie aziende. Siamo favorevoli a qualsiasi attività che dia lavoro, ma a patto che si rispetti l’ambiente. Contro chi inquina siamo inflessibili».
gaf
 

martedì 28 maggio 2013

Bitumificio Vezzola ... ecco il mostro

...ed eccolo finalmente il piccolo, insignificante e innocuo "trita calcinacci"*.





Fa una certa impressione vero? Lo avrete visto fumare in questi giorni e proprio non si capisce con quale criterio sia stato autorizzato. Quale logica ha potuto permettere che questo "mostro" si accumulasse alla già drammatica quantità di stressor presenti in pochi km quadrati di territorio? Forse nessuna. Anche se la cosa più preoccupante è che nessuno dell'attuale Amministrazione si sente in dovere di dare spiegazioni e sull'argomento è calato un gelido silenzio.

Ringraziamo l'amico che ci ha inviato queste foto.


*ringraziamo il Sindaco Elena Zanola per la definizione

lunedì 20 maggio 2013

Fumata nera dalla Vezzola

Buon inizio di settimana a tutti.
Questa foto ce l'ha inviata un amico e rappresenta la situazione del Bitumificio Vezzola questa mattina alle 07:35.
Come vedete un fumo nero pece esce copioso della ciminiera di quella che la nostra sindaco EcoGreen ha definito un'innocua "tritura calcinacci".


Chissà se prima o poi, oltre a fornire infantili e "stizzite" risposte sui giornali, la nostra sindaco si degnerà di spiegare ai cittadini cosa accade effettivamente all'interno della cava Vezzola.
E se ci spiegherà perchè non ha opposto alcuna obiezione alla creazione di questo impianto che, in termini di "impatti cumulativi, pare avere un effetto drammaticamente importate.

Un saluto
CC

venerdì 10 maggio 2013

Viviamo nell'eden e non lo sapevamo



C'è una strana atmosfera nell'aria. Sarà la voglia di primavera che ci rende tutti più frizzanti ad ogni piccolo accenno di sole ma vedo in giro tanta positività e tanta serenità in fatto ambientale. Una rassicurante e bi-partizan sensazione di una Montichiari pulita, ecologica e bella.

Prendo il giornale comunale e leggo una lunga e illuminante pagina scritta dall'assessore all'ecologia Zampedri. Leggo di decine di migliaia di alberi piantati, di una piantumazione cresciuta ( udite udite ) del 370% in 100 anni ( sulla base di cosa abbia fatto il calcolo non è precisato ma tanto non ci sono testimoni oculari a smentire). Leggo di Montichiari città a vocazione verde e salubre. Forse per un momento l'assessore ha pensato che Montichiari terminava ad est del Chiese ed ha pensato che Vighizzolo, Rho, S. Bernardino, Santa Giustina e Fascia d'Oro fossero frazioni di Castenedolo ma questo è un dettaglio.

Vado online e trovo l'ultimo numero della Brughiera in cui il direttore ( che per sensibilità è affine all'area di ACM) ci rassicura che l'acqua di Montichiari è eccellente. Se la prende con la sig.ra Padovani del Comitato rea di fare terrorismo ( anche se la sensazione è che Zamboni scriva di una cosa che non ha visto) e ci comunica trionfante i dati forniti da A2A. Dati che, i più maliziosi, direbbero sono i dati del controllato che è anche controllore, ma che noi vogliamo prendere per buoni. Certo si dimentica di scrivere a che profondità vengono pescate le acque ( non considerando che i pozzi dell'acquedotto pescano nella seconda o terza falda solitamente sotto i 100 metri e che il vero problema sta nelle falde superficiali, quelle usate per irrigare i campi e abbeverare gli animali allevati), omette di scrivere che il problema drammatico delle discariche è legato sopratutto ad un fattore che si chiama "percentuale di rischio" ( ovvero il fatto che prima o poi le disariche perderanno percolato nel terreno - i teli di isolamento durano meno dei processi di mineralizzazione dei rifiuti tossici -  e solo allora, magari fra 5 o 10 anni, si creeranno situazioni irreparabili e potenzialmente mortali), si dimentica di dire che i pozzi in questione non sono nelle vicinanze nè nella direttrice nord/sud delle discariche ( questo a dire che, ragionando sulle profondità di un pozzo da acquedotto, dovrebbero preoccuparsi molto i cittadini , ad. esempio, di Calvisano che l'acquedotto neppure ce l'hanno). Ma questi sono dettagli, insignificanti dettagli, la realtà è bella, verde e positiva tanto che mi viene da pensare a perchè cavolo sto perdendo tempo a scrivere su questo blog. Potrei andarmene al lago a passare i miei pomeriggi.

Ma mi chiedo: sarà l'aria della primavera o sarà l'aria prima delle elezioni?
Non è che la politica ha capito l'andazzo ed è arrivata alla soluzione che i problemi ambientali sono materia ostica? Oggi la gente è più informata ed è più difficile raccontargli balle, più difficile ancora "intortarla" con esplosive promesse che la politica poi non sa e non può mantenere.
Quindi meglio non parlare dei problemi ambientali di oggi e, peggio ancora, di quelli futuri che ci aspettano. Meglio pensare di vivere nel giardino delle Esperidi, verde e dorato dove saltellano fauni e l'ambrosia sgorga dalle fonti.

Buon fine settimana a tutti.
CC

mercoledì 8 maggio 2013

Ed infine il bitumificio partì!

Ne avevamo scritto tempo fa, da qualche giorno è visibile l'inquietante colonna di fumo che si leva dal grande camino posizionato della cava Vezzola di San Bernardino ( ATEG44).



Quello che la sindaco Zanola ( quella dei 13 anni di battaglie a discariche, impianti di trattamento rifiuti, bla bla bla) aveva definito come un innocuo impianto per smizzurare sassi ha preso forma ed è visibile a tutti sottoforma di una grande fornace, dotata di un grande camino che emette una gran quantità di fumo.

Al tempo l'attuale amministrazione ci comunicò 2 inesattezze, io sarei portato a chiamarle bugie, ma questo è un pensiero personale e preferisco quindi scrivere di inesattezze:

  1. La Zanola scrisse sul Giornale di Brescia che si trattava di un impianto per sminuzzare inerti derivati da lavori edili ( ci spiegò anche è colpa della legge se vengono classificati come "rifiuti"). Si dimenticò di dire che le aree sono due, una sminuzza e l'altra produce bitume a caldo. Ora quella che produce bitume è visibile a tutti e "l'inesattezza" è stata svelata. Si dimenticò di dire che solo una parte del materiale trattato arriva da lavori edili, verranno scaldati e lavorati anche residui di acciaieria, fanghi dell'industria etc. Leggi qui le caratteristiche dell'impianto.
  2. Un noto esponente della maggioranza ci comunicò che il bitumificio non è soggetto a VIA. Quindi il Comune non aveva voce in capito e l'azienda l'avrebbe fatto in ogni caso anche se l'amministrazione avesse dato parere negativo. Anche questa è un'inesattezza. L'impianto è infatti passato per un iter autorizzativo in cui era prevista anche la VIA. Iter che ha visto una prima bocciatura ad opera della Provincia di Brescia ma è stato poi autorizzato in sede Regionale ( un caso???)
    Ecco un estratto della documentazione presente sul sito Silvia:
    b) la tipologia progettuale in oggetto era prevista alla voce l) [impianti di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi con capacità superiore a 100 t/gg] dell’allegato A al d.p.r. 12.04.1996, e pertanto sottoposta alla procedura di valutazione dell’impatto ambientale regolata dagli artt. 5, 6 e 7 del d.p.r. in parola;
     
A questo link potete scaricare la documentazione presente sul sito Silvia in cui si trovano parecchie cose interessanti. Clicca qui.

Una che mi va di segnalare riguarda le emissioni.
Sulla documentazione di legge:



il prevedibile incremento delle emissioni - al di sotto dei limiti normativi - richiede la formulazione di
prescrizioni in merito al monitoraggio della qualità dell’aria e alla gestione dei materiali polverulenti, a seguito del quale il proponente dovrà provvedere all’eventuale adozione di ulteriori specifici presìdi;

La Zanola ci aveva rassicurato che era un impianto per triturare sassi, ora ci troviamo con un impianto che scalda e produce bitume. Un impianto che produrrà una non precisata quantità di pm10, 2.5 e schifezze varie che certo, saranno anche al di sotto dei limiti normativi ( ci mancherebbe altro) ma si sommano all'infinità di schifezze prodotte da tutte le attività e discariche adiacenti.

Ora, visto che un termine che sembra ormai essere di moda è "impatto cumulativo" non ci resta da capire se raggiungeremo prima la saturazione di impianti inquinanti o delle balle dell'attuale amministrazione.

Cordialmente
CC

domenica 5 maggio 2013

Accade passando a fianco della GEDIT

Ciao a tutti, questa sera pubblico una foto che ci ha mandato un'amica.
Sapete come ha fatto a procurarsi queste "bolle" simili a quelle provocate dall'orticaria?


Venerdì passava in bicicletta a fianco della discarica Gedit quando ad un certo punto si sono attivati gli "spruzzini" che nebulizzano liquido sopra la montagna di rifiuti conferiti. Il vento il quel momento tirava in direzione opposta alla discarica e la mal capitata è stata investita dal liquido. Quasi immediatamente le parti di pelle bagnate si sono riempite di bolle.

A questo punto la domanda che ci facciamo è: che diavolo spruzzano sulla discarica? e più nello specifico: che razza di sostanze chimiche respiriamo quando il vento non le fa andare sulla discarica ma le trasporta?

Buona serata a tutti e... good luck.
CC

giovedì 2 maggio 2013

Quando una discarica "perde" e inquina tutto il terreno attorno

Ciao a tutti, vi posto questo interessante quanto inquietante articolo apparso su Repubblica.
E' un fatto che molto presto potrebbe interessare anche Montichiari, sempre che non si sia già verificato. Le numerose discariche sono piene di rifiuti nocivi e tossici ed alcune sono del tutto prive delle più elementari forme di isolamento in quanto realizzate nei primi anni '90 quando la legge permetteva la realizzazione di discariche senza teli e senza coperture.
Buona lettura.
CC

Discarica di Conversano, il video shock"L'uva è al veleno, ma nessuno farà niente"

Le intercettazioni che dimostrerebbero le analisi addomesticate e le complicità nella gestione del sito su cui la procura indaga per disastro ambientale. Il percolato avrebbe contaminato l'acqua usata per irrigare le vigne e i campi di ortaggi. E dal terreno, sotto la vegetazione, si alzano fumi inquietanti

È possibile che bisognerà avere paura di questa storia perché si mangia, si beve, si annusa. E fa molto male alla salute. La storia è quella della discarica di Conversano: per anni bollata come una questione di pochi pazzi ambientalisti, ora è una delle inchieste più importanti della procura di Bari. Il pm Baldo Pisani ha depositato, per motivare il sequestro dell'impianto concesso dal giudice nei giorni scorsi, 138 pagine piene di intercettazioni telefoniche, documenti, testimonianze che raccontano la vicenda di "un vaso di pandora", come lo chiama il pm. Un vaso fatto di analisi truccate, complicità politiche, rifiuti interrati, uva avvelenata. Un vaso di veleni. Tra le prove dei veleni interrati, anche il video del sopralluogo del 14 marzo scorso, quando gli investigatori del Noe hanno visto fumare il suolo sotto la vegetazione, probabilmente per effetto della fermentazione dei biogas.

GUARDA IL VIDEO SHOCK - I FUMI DAL TERRENO

La vecchia discarica di Conversano, quella gestita dalla famiglia Lombardi, avrebbe perso percolato e gas tossici nei campi accanto. Inquinato la falda acquifera. E quell'acqua
sarebbe servita per anni, almeno venti, per innaffiare i campi della zona. Attorno ci sono uva e ortaggi, cresciuti ad acqua e immondizia, e venduti ovunque. "Il contadino - raccontava un operaio in un'intercettazione telefonica - ha confessato che l'uva l'ha tagliata, che i giudici non capiscono niente, che i carabinieri non capiscono un cavolo, che Lombardi fa, e che questi soldi non è giusto che consumi". Possibile che mai nessuno non si sia accorto di nulla? Un primo punto dell'inchiesta riguarda proprio questo: i controlli truccati.

Si indaga per disastro ambientale, anche se le dimensione dello scempio ancora non sono state tracciate. Si sospetta che lì arrivava anche monnezza campana. Secondo quanto hanno ricostruito gli ex dipendenti, e provato le indagini condotte dei carabinieri del Noe, per anni i rifiuti sarebbero stati interrati illegalmente e i rifiuti speciali (come quelli dei presidi ospedalieri) trattati come urbani. L'impianto non è mai stato a norma, le vasche non sono mai state impermeabilizzate come avrebbero dovuto e come i gestori avevano dichiarato: lo strato di argilla era praticamente inesistente. Per anni il percolato, il liquido prodotto dai rifiuti, è stato smaltito innaffiando i campo. Tra gli indagati, imprenditori e tecnici della Regione.

Le analisi venivano effettuate in un laboratorio di Chieti che certificava fosse tutto apposto. Però qualche problema evidentemente c'era. Almeno a leggere le intercettazioni del chimico Onofrio Laricchiuta (non risulta indagato), "che offriva - scrive il pm - la propria collabolazione per lauti guadagni, per alterare l'esito delle analisi". "Digli - dice Laricchiuta al telefono a Rocco Lombardi - che dobbiamo cambiare sistema, che le analisi le facciamo noi a Triggiano. Almeno ci abbiamo tutto sotto controllo ". Di cosa parla? "Stando a queste analisi - dice al progettista della discarica - te lo dicono che sono analisi a cazzo, stando a queste analisi tu da un anno avresti dovuto avviare la bonifica della falda, punto (...). Senti, secondo me la situazione si può recuperare, a mio avviso, dovresti farmi un ordine di servizio, dove, cioè, dai incarico a noi, o a un terzo, o a chi cacchio vuoi tu, di ricontrollare tutta la falda, quindi fare uno 'start up' come si deve, e questi qua li togliamo davanti ai coglioni. Si può recuperare perché ti garantisco che la falda... Cioè io sono pronto a... Voglio dire... lo sai tu perché sono anni che facciamo...".

Laricchiuta farebbe riferimento al fatto che alcuni "metalli pesanti - scrive sempre Pisani - non siano mai stati tutti oggetto di analisi, ad eccezione del ferro, evidentemente perché tali risultanze non sarebbero state convenienti. La criticità e la parzialità, nonché l'evidente alterazione dei valori del ferro, sono l'epifenomeno dei numeri in libertà che il laboratorio ha dato secondo la convenienza del committente e che il Laricchiuta è pronto a "sistemare"".

Il problema riguarderebbe anche alcuni dirigenti dell'Agenzia regionale per l'ambiente. "Alcuni personaggi dell'Arpa - scrive il pm nella richiesta - agiscono more privatorum. I risultati delle analisi sono dotati di scarsa attendibilità stante la pervasione tentacolare degli indagati della presente vicenda". A certificare che le cose non vanno bene però è proprio l'Arpa che con una relazione per conto della Procura e dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico inchioda alle proprie responsabilità i proprietari della discarica. "I controlli ambientali - scrivono gli altri consulenti del pm - effettuali sulle acque di falda che consentirebbero di escludere l'eventuale presenza di perdite di percolato di discarica risultano inefficaci".
(02 maggio 2013)
 
Fonte: http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/05/02/news/discarica_di_conversano-57836691/?ref=HREC2-3